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Cos'è la didattica capovolta
Cos'è la didattica capovolta

Tullio De Mauro presenta la didattica capovolta:

Secondo De Mauro:«In molti paesi una sacra trinità ha presieduto da secoli alla vita della scuola: 1) silente ascolto in classe della lezione dell’insegnante che tra cattedra e lavagna racconta quel che nel libro è già scritto; 2) a casa studio (del libro) ed esercizi di applicazione dello studio; 3) di nuovo in classe, interrogazioni “alla cattedra” per verificare lo studio del libro»[1].

Il concetto di classe capovolta (flipped classroom) scardina questa “sacra trinità”.
L’idea della classe capovolta nasce dalla constatazione dei profondi mutamenti che la società ha subito negli ultimi decenni e ai quali ha contribuito in maniera determinante l’avvento delle nuove tecnologie informatiche. Mentre in passato la scuola era la principale fonte di conoscenza e informazione, oggi i giovani possono disporre di moltissimi altri canali di apprendimento. Il web, se correttamente usato, consente ad esempio a chiunque di ottenere rapidamente informazioni su qualsiasi argomento. Perché allora non sfruttare efficacemente questi canali a fini didattici? Nell’insegnamento capovolto si cerca innanzi tutto di stimolare la curiosità dei ragazzi nei confronti di determinati argomenti. Questo è fondamentale per attivare la componente emotiva senza la quale ogni apprendimento risulta difficile. Le nozioni calate dall’alto, infatti, hanno ben poca presa sui discenti, mancando da parte loro la motivazione all’apprendimento. Successivamente si invitano i ragazzi a un lavoro di tipo individuale o di gruppo che consiste nel ricercare informazioni e conoscenze su quel determinato argomento, sfruttando le opportunità che le nuove tecnologie offrono. Questo lavoro può essere condotto in classe, ma soprattutto a casa, rappresentando una valida alternativa ai tradizionali compiti assegnati ai ragazzi e spesso subìti contro voglia[2]. Infine vi è una fase di rielaborazione e di valutazione di quanto raccolto dai ragazzi. Si tratta di un’attività collettiva che deve coinvolgere l’intera classe, in un confronto tra pari che preveda discussioni, critiche, successivi aggiustamenti e ulteriori approfondimenti.
In questo innovativo processo didattico il ruolo dell’insegnante risulta profondamente modificato. Non è più un ruolo di semplice trasmettitore della conoscenza. Al contrario l’insegnante deve svolgere il compito di tutor, di guida, di consulente che stimola le capacità dei ragazzi, indirizzandole e correggendole opportunamente. Il ruolo dell’insegnante deve anche manifestarsi nella selezione (ed eventualmente nella produzione) dei contenuti da cui i ragazzi devono trarre informazioni. Come dichiarò lo stesso De Mauro:
«La classe capovolta chiede all’insegnante di essere in grado di produrre materiale efficace, altrimenti i ragazzi diranno chiaramente che non funziona. Insomma deve fare uno sforzo di elaborazione. Oppure, altra soluzione, deve scegliere nella rete dei materiali che siano adatti alla lezione su un qualche argomento che ha in programma di affrontare. Quindi un insegnante che deve salire un gradino nei livelli di preparazione. E questo è un primo aspetto interessante a mio avviso. Una sorta di aggiornamento continuo sul servizio che viene a prodursi»
[3].
Gli altri possibili vantaggi della classe capovolta sono stati ben sintetizzati dallo stesso De Mauro:
«Il secondo aspetto interessante è che i ragazzi vedono, ascoltano, leggono il materiale in internet il giorno prima della lezione e il giorno dopo non è necessario che l’insegnante spieghi e ripeta l’argomento. Ma il lavoro si svolge attraverso la discussione sulle difficoltà che possono avere trovato o non trovato nella lettura e nell’ascolto del materiale del giorno precedente. Questo apre le porte a un’interazione tra il maestro ed i singoli allievi, quindi non solo al lavoro di gruppo orale ma al lavoro di scrittura nell’ora della lezione, cosa che non si fa mai. Anche perché in questo modo si risparmia molto tempo che viene tradizionalmente sprecato per l’interrogazione dell’insegnante ad un singolo allievo, mentre gli altri giocano a battaglia navale! La pratica della scrittura continua, non una volta ogni due mesi per il tema ma per scrivere ogni giorno quello che si acquisisce e si apprende. Di fatto si sta espandendo anche in Italia il numero di insegnanti interessati alla cosa».

 

Note

1) T. De Mauro, “La scuola capovolta”, Internazionale, 22 novembre 2012: https://tinyurl.com/hbschjf

2) Si veda: S. Fuso, “Compiti sì, compiti no”, Query n. 20, inverno 2014: https://tinyurl.com/gwft75f

3) E. Cappello, “Intervista inedita a Tullio De Mauro: un ultimo saluto al più grande linguista italiano”, Dolce vita, 6 gennaio 2017: https://tinyurl.com/gtew2py


Categoria: Scuola DigitaleData di pubblicazione: 20/02/2019
Sottocategoria: FLIPPED CLASSROOMData ultima modifica: 20/02/2019 11:42:49
Permalink: Cos'è la didattica capovoltaTag: Cos'è la didattica capovolta
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